“Athlètes Of Art”, insieme per la pace

“Athlètes Of Art”, insieme per la pace

Un confronto intenso, attraversato da testimonianze dirette e da un forte richiamo alla responsabilità collettiva. Si è svolta questa mattina, 3 marzo, nella sede della Cisl dei Laghi, la tavola rotonda promossa dall’associazione Vitaworld in collaborazione con Terre des Hommes Italia e Cisl dei Laghi, nell’ambito del progetto culturale internazionale “Athlètes Of Art”. Un’iniziativa che intreccia leadership femminile, diritti umani, inclusione sociale e ruolo educativo dello sport, con un messaggio chiaro: la pace non è un fatto automatico, ma un processo da costruire attraverso relazioni, cultura e impegno concreto. La tavola rotonda si inserisce nel contesto della mostra omonima, allestita alla Cisl dei Laghi fino al 15 marzo, che presenta opere di artisti italiani e ucraini dedicate allo sport come espressione di libertà, dignità e forza interiore, contribuendo al programma culturale legato a Milano Cortina 2026.

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cisl dei Laghi, Daniele Magon, che ha ribadito la posizione del sindacato fin dall’inizio del conflitto: «Da subito non abbiamo fatto mancare il nostro sostegno all’Ucraina, perché abbiamo ben chiaro chi sia l’aggressore e chi l’aggredito. E continueremo a fare il possibile per alleviare il disagio di chi, da quattro anni, vive il dramma di questo conflitto, che sta segnando una generazione di giovani, donne, bambini.  La Cisl c’è, e continuerà ad esserci, con opere concrete e momenti di sensibilizzazione, perché non dobbiamo e non possiamo abituarci a quello che sta accadendo».

Natalia Siassina, presidente di Vitaworld e ideatrice del progetto, ha spiegato il senso dell’iniziativa: «La pace non ci cade addosso se restiamo fermi. Ma va costruita».

“Athlètes Of Art” – inserito nel programma culturale legato a Milano Cortina 2026 – unisce artisti italiani e ucraini per promuovere, attraverso opere dedicate ad atleti e paratleti, i valori olimpici di resilienza, disciplina e dialogo tra i popoli. Non solo una mostra (le opere sono esposte nella sede comasca della Cisl dei Laghi), ma una fitta rete di relazioni: collaborazioni tra scuole e società sportive, workshop di art therapy con atleti ucraini, percorsi di incontro tra giovani. Un’arte che diventa cura e ponte. «Portiamo luce e calore da un Paese dove oggi luce e calore mancano» ha detto Siassina, ricordando – assieme a Halyna Yerko, deputata della Regione di Kyiv, impegnata nella promozione dello sport e delle politiche per le donne – anche le difficoltà degli sportivi ucraini costretti ad allenarsi all’estero a causa della sistematica distruzione di impianti e strutture. Sportivi ad alcuni dei quali è stata affidata la parola nel corso della mattinata, tutti concordi nel ribadire l’importanza dello sport come occasione di affermazione di sé, pur in un contesto di grave conflitto.

Tra le testimonianze più significative, l’intervento in collegamento da Kyiv di Oleksandra “Sasha” Romantsova, direttrice esecutiva del Centro per le Libertà Civili, organizzazione insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2022. «Il tema di oggi è lo sport e la sua importanza nei processi geopolitici. Dal 18 febbraio 2014 sono morti circa 650 tra sportivi e allenatori ucraini; 600 di loro sono caduti dopo il 22 febbraio 2022 difendendo l’Ucraina dall’aggressione russa. Alcuni hanno interrotto la carriera per entrare nelle forze armate. Altri sono stati uccisi perché le loro case sono state colpite da missili o droni. Le abilità che lo sport di alto livello insegna sono competenze che coltiviamo perché sono belle da vedere: è bello correre veloce, colpire il bersaglio con precisione, combattere sul tatami o sul ring. Ma quando forza e capacità diventano necessarie per difendere il proprio Paese, sarebbe strano non utilizzarle, sarebbe strano considerarle solo decorative. Ne ricordiamo il sacrificio e ci poniamo una domanda: è possibile comprendere la loro scelta, quando l’aggressione contro il tuo Paese, di fatto, non ti lascia scelta? Non puoi essere uno sportivo di un Paese che è stato distrutto…».

Poi il riferimento critico alle Olimpiadi, dopo gli ostacoli incontrati dagli atleti ucraini nel tentativo di esprimere il dolore del proprio popolo: «Durante il periodo dei Giochi a Milano si sono registrati attacchi contro più di dieci grandi città ucraine, con oltre 200 droni e 20 missili balistici. I nostri atleti olimpici e paralimpici hanno cercato di raccontare la sofferenza del loro Paese, ma non è stato permesso. Eppure, ricordare la tragedia di un popolo non è un atto politico, è memoria. Non si possono chiudere gli occhi davanti alla realtà, nemmeno durante una grande festa dello sport come le Olimpiadi».

Dall’Ucraina al Venezuela: la libertà non è divisibile. Accanto alla testimonianza ucraina, quella di Mariela Magallanes, ex deputata venezuelana in esilio, che ha collegato la guerra in Ucraina alla repressione nel suo Paese. «Il popolo ucraino combatte con coraggio da quattro anni contro un oppressore crudele. La storia del mio popolo non è purtroppo molto diversa: massacrato in silenzio da un regime che ha voluto semplicemente rimanere al potere. Il nostro è un Paese allo stremo, con l’86% della popolazione in condizione di povertà e il 50% in povertà estrema; sindacati svuotati della loro forza di rappresentanza sotto il regime di Nicolás Maduro; 9 milioni di venezuelani costretti a espatriare per sopravvivere. Parlare di democrazia in tempi di guerra è un atto di resistenza, e noi continueremo a farlo».

Bruno Neri, per Terre des Hommes Italia, ha ripercorso l’impegno dell’associazione in diversi contesti internazionali e, in particolare, l’azione avviata in Ucraina fin dal febbraio 2022: accoglienza in Italia di madri e bambini, attivazione di centri di supporto psicologico in Polonia, interventi sanitari e progetti educativi nelle regioni ucraine più colpite, ricostruzione di edifici a Irpin, distribuzione di stufe, generatori e power bank durante l’inverno segnato dagli attacchi alle infrastrutture elettriche. «Le prime a pagare il prezzo delle guerre sono le donne e i bambini», ha ricordato, sottolineando l’importanza di mantenere alta l’attenzione mediatica e politica.