Disuguaglianze e discriminazioni di genere: serve un’alleanza per promuovere il lavoro delle donne
È stata presentata lunedì 9 marzo a Villa Saporiti l’analisi dei report biennali compilati dalle aziende della provincia comasca. Sono 301 le imprese che hanno compilato il report del biennio 2023-2024, l’85,7% sono piccole medie imprese, per un totale di 66.563 occupati/e.
La rilevazione consente di leggere le differenze, o forse più correttamente riconoscere le disuguaglianze che persistono tra donne e uomini nel lavoro sul territorio.
La differenza più rilevante attiene alla parte variabile della retribuzione: per le lavoratrici risulta inferiore del 38% rispetto a quella dei colleghi uomini. Più contenuta la differenza nella paga base (15,1%). Il rapporto consente di far emergere la diversità in funzione degli inquadramenti. La maggior discriminazione la subiscono le donne inquadrate come impiegate, per le quali la differenza retributiva raggiunge il 24%.
In provincia di Como il differenziale retributivo tra lavoratori uomini e donne è rilevante, attestandosi al 19.6%. Inoltre, il nostro territorio si posiziona in classifica tra le più basse posizioni per occupazione femminile.
«Le disuguaglianze retributive, così come le sospensioni dal lavoro per impegni di cura, conseguentemente si traducono in tutele pensionistiche più basse e quindi in minore tutela al termine della attività lavorativa – commentano Cgil Como, Cisl dei Laghi e Uil Lombardia Coordinamento Territoriale Lario -. Queste disparità sono l’effetto di molteplici condizioni che attengono l’inquadramento, la tipologia e flessibilità contrattuali, l’organizzazione del lavoro, l’assenza di servizi di conciliazione vita lavoro in azienda e sul territorio, la dimensione dell’impresa -proseguono i sindacati -. Proprio perché gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, sono necessari servizi di welfare per le famiglie, modelli organizzativi più flessibili, investimenti formativi in materie stem, superamento di stereotipi di genere. Complessivamente serve un lavoro di rete tra istituzioni, parti sociali, imprese, con risorse dedicate e progetti territoriali da condividere».
Con lo scopo di concorrere a contrastare la disparità salariale, l’Italia si appresta a recepire la Direttiva europea finalizzata a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso sistemi che assicurino la trasparenza retributiva.
A febbraio scorso uno schema di decreto legislativo è stato sottoposto al Parlamento che avrà tempo fino al 18 marzo per esprimersi. Da lì, poi, il testo tornerà poi al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.
«Il recepimento della direttiva potrebbe rappresentare un’occasione importante per contrastare la prassi del gender pay gap e forme di discriminazione economica, professionale – concludono Cgil, Cisl e Uil -. Ma servono correttivi alla bozza di decreto: per ricomprendere tutte le tipologie contrattuali che regolano il rapporto di lavoro, per contrastare il rischio di dumping contrattuale, e ricondurre le disposizioni ai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, in materia di obblighi informativi previsti dalla direttiva. Auspichiamo che il nostro Paese non perda un’opportunità per rafforzare gli strumenti di contrasto delle condizioni di iniquità e di disuguaglianza che producono forme di ingiustizia sociale non più accettabili».
«Per contrastare le disuguaglianze – puntualizza Paola Gilardoni, della segreteria della Cisl dei Laghi – è necessario lavorare su diversi fattori, i modelli organizzativi delle imprese, i servizi di welfare e conciliazione, la cultura manageriale, gli investimenti nella formazione. E’ altrettanto necessario poter fare leva su normative che favoriscano l’eliminazione delle disparita: ora non ci possiamo permettere di perdere presidi di accompagnamento, di tutela delle lavoratrici sul territorio come quelle oggi assicurate dalla figura della Consigliera di parità, che verrebbe superata da una recente proposta del Governo.
Come va corretto lo schema di recepimento della direttiva europea in discussione in parlamento sulla parità salariale, per garantire pienamente gli obblighi informativi sulla trasparenza a tutela delle lavoratrici e lavoratori ed evitare dumping contrattuali».

