IL CALDO NON È UNA FATALITÀ. È UN RISCHIO SUL LAVORO

IL CALDO NON È UNA FATALITÀ. È UN RISCHIO SUL LAVORO

Ordinanza caldo 2026, CGIL, CISL e UIL: «Va applicata pienamente in tutta la provincia di Como. Serve prevenzione concreta in ogni luogo di lavoro»

Como, 24 giugno 2026 – Il caldo estremo sta già interessando anche Como e la sua provincia. In queste giornate le temperature stanno raggiungendo valori molto elevati, con previsioni che indicano un ulteriore aumento nei prossimi giorni e condizioni particolarmente critiche per chi lavora all’aperto, nei cantieri, nei campi, nelle cave, nei piazzali, nella logistica, nella manutenzione e negli ambienti chiusi non adeguatamente ventilati o climatizzati. Non siamo di fronte a un disagio generico o a una semplice condizione stagionale. Siamo di fronte a un rischio concreto per la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori.

Dal 10 giugno al 23 settembre 2026 è in vigore in Lombardia l’ordinanza regionale per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dai rischi legati alle alte temperature. Il provvedimento vieta lo svolgimento dell’attività lavorativa dalle 12.30 alle 16.00 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto e nelle cave, in presenza di esposizione prolungata al sole e quando la mappa Worklimate segnala un livello di rischio alto per chi svolge attività fisica intensa all’aperto. Worklimate è la piattaforma previsionale INAIL-CNR che indica il livello di rischio caldo per chi lavora all’aperto, tenendo conto dell’esposizione al sole e dell’intensità dell’attività fisica. È consultabile su www.worklimate.it.

Per CGIL Como, CISL dei Laghi e UIL Lario, insieme alle categorie degli edili e degli agricoli, si tratta di un provvedimento importante, che va applicato concretamente e accompagnato da misure più ampie di prevenzione.

«Il caldo deve essere trattato per quello che è: un rischio concreto per la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori. Malori, colpi di calore, disidratazione, perdita di lucidità, affaticamento e aumento del rischio di infortunio non sono inconvenienti stagionali. Sono rischi prevedibili e, se sono prevedibili, devono essere prevenuti».

CGIL, CISL e UIL chiedono a tutte le aziende, agli enti pubblici, alle cooperative, agli appaltatori e ai subappaltatori della provincia di Como di applicare pienamente l’ordinanza, senza limitarsi a un adempimento puramente formale. Il divieto nelle ore più calde va rispettato nei settori interessati. Tuttavia, la tutela non può fermarsi alle sole attività esplicitamente comprese nell’ordinanza. Anche nelle attività logistiche svolte nei piazzali e nelle baie di carico e scarico, nelle lavorazioni all’aperto non ricomprese nel divieto e negli ambienti chiusi non climatizzati, le aziende sono chiamate ad adottare misure concrete per ridurre il rischio.

«La salute non può dipendere dal fatto che un’attività rientri o meno in una casella burocratica. Dove l’ordinanza non basta, devono intervenire la valutazione dei rischi, l’organizzazione del lavoro e la responsabilità del datore di lavoro».

Tra le misure richieste alle aziende vi sono:

la garanzia di pause adeguate e di luoghi freschi per il recupero;
la disponibilità costante di acqua potabile;
la modifica di turni e orari per evitare le fasce più calde;
la sospensione delle attività più pesanti quando il rischio è elevato;
la fornitura di dispositivi di protezione adeguati, anche contro l’esposizione solare;
l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, includendo il rischio da calore e da radiazione solare;
l’informazione e la formazione sui sintomi dello stress da calore;
la verifica delle condizioni di spogliatoi, mense, locali di riposo e ambienti chiusi;
l’adozione di misure specifiche per appalti, subappalti, piccoli cantieri, agricoltura, florovivaismo, cave, logistica e manutenzioni.

Le misure di prevenzione non possono essere lasciate alla buona volontà del singolo responsabile. Vanno definite, applicate, controllate e rese note a chi lavora.

Particolare attenzione va inoltre prestata ai segnali che possono indicare una situazione di stress termico: debolezza improvvisa, vertigini, nausea, mal di testa, crampi, confusione, sudorazione eccessiva o assente, sensazione di svenimento e stanchezza anomala.

In presenza di questi sintomi è necessario interrompere immediatamente l’attività, avvisare un responsabile, chiedere assistenza e non restare soli.

«Nessuno deve essere costretto a scegliere tra la propria salute e la giornata di lavoro. Quando il caldo mette a rischio la salute, il lavoro deve essere riorganizzato o fermato».

CGIL, CISL e UIL invitano lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati, RSU, RSA e RLS a segnalare immediatamente tutte le situazioni in cui si continui a lavorare nelle ore vietate, in presenza di un rischio alto indicato da Worklimate, senza acqua, pause, ombra o luoghi freschi, oppure in ambienti chiusi caldi e non ventilati.

Le segnalazioni possono essere rivolte al proprio delegato, alla propria delegata, alla RSU, alla RSA, agli RLS, alla categoria sindacale di riferimento o alle sedi territoriali di CGIL, CISL e UIL presenti in provincia di Como.

È importante segnalare anche i casi in cui non vengano modificati turni e orari, non vengano fornite informazioni adeguate, non venga aggiornato il Documento di Valutazione dei Rischi o, negli appalti e nei subappalti, si continui a lavorare senza misure di prevenzione adeguate.

L’ordinanza è uno strumento importante, ma non esaurisce gli obblighi del datore di lavoro, che resta responsabile della valutazione dei rischi e dell’adozione di tutte le misure necessarie a tutelare la salute e la sicurezza.

Per questo CGIL, CISL e UIL chiedono controlli, prevenzione reale e interventi immediati.

Quando il caldo mette a rischio la salute, il lavoro va riorganizzato o fermato.

CGIL Como
CISL dei Laghi
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