Trasparenza retributiva, verso la parità salariale: se ne è discusso alla CISL dei Laghi
La sede della Cisl dei Laghi di Como ha ospitato questa mattina, martedì 14 luglio, un incontro di approfondimento sul tema della “Trasparenza retributiva: verso la parità salariale“, dedicato al nuovo quadro normativo introdotto dal Decreto legislativo n. 96 del 7 maggio 2026, teso a rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
L’appuntamento ha riunito lavoratori, delegati sindacali e addetti ai lavori attorno a un tema che continua a segnare in profondità il mondo del lavoro italiano: il divario retributivo tra uomini e donne.
Sono intervenute Livia Ricciardi, del Dipartimento Nazionale Lavoro CISL, Federica Rossi, dell’Ufficio Vertenze della CISL dei Laghi, e Federica Isola, specialista nella valutazione e mappatura delle competenze di IAL Lombardia.
«Persistono purtroppo ancora oggi nel nostro Paese diverse forme di disuguaglianza, fondati sull’appartenenza di genere» ha dichiarato, introducendo i lavori Paola Gilardoni, della segreteria della Cisl dei Laghi.
L’Italia è infatti oggi tra i Paesi con il divario retributivo maggiore tra uomini e donne (43%). Dato che interessa anche i nostri territori. L’incontro ha infatti offerto anche una fotografia locale del fenomeno, basata sui rapporti di genere redatti dalle imprese. In provincia di Varese sono 435 le aziende che hanno compilato il rapporto (l’84,8% piccole e medie imprese), per un totale di 85.865 occupati: qui il differenziale retributivo tra lavoratori uomini e donne si attesta al 18,3%, un dato inferiore alla media lombarda (20%). «La differenza più rilevante attiene alla parte variabile della retribuzione (35% gpg) rispetto alla paga base (14% gpg)» ha spiegato Paola Gilardoni, con le operaie a subire la discriminazione maggiore, con uno scarto che supera il 25%.
A Como le imprese che hanno compilato il report nel biennio 2023-2024 sono 301 (85,7% piccole e medie imprese), per un totale di 66.563 occupati. Il differenziale retributivo qui sale al 19,6%. Anche in questo caso è la parte variabile della retribuzione a pesare di più: per le lavoratrici comasche risulta “inferiore del 38% rispetto a quella dei colleghi uomini”, mentre la maggior discriminazione colpisce le impiegate, con una differenza che raggiunge il 24%.
«I dati ci evidenziano come le disuguaglianze retributive siano l’effetto di molteplici condizioni – ha spiegato Gilardoni – che attengono l’inquadramento, la tipologia e flessibilità contrattuali, l’organizzazione del lavoro, la dimensione dell’impresa». Disuguaglianze che non nascono quasi mai da discriminazioni esplicite, ma piuttosto dalla minore partecipazione femminile agli elementi variabili della retribuzione – straordinari, turni, incarichi, indennità – spesso legata alle esigenze di cura familiare, con ricadute che si protraggono fino a pensioni più basse.
Quali le azioni possibili per arginare la carenza di servizi di conciliazione vita lavoro in azienda e sul territorio? «Il nostro sguardo e l’azione sindacale devono tenere in considerazione le molteplici dimensioni e l’interazione tra esse – ha proseguito Gilardoni -. È fondamentale rafforzare la sinergia tra azione di tutela delle federazioni nel luogo di lavoro con l’azione confederale territoriale di confronto con le istituzioni locale ed il sistema del terzo settore».
Da qui il richiamo ai principali strumenti oggi disponibili: il rapporto biennale sulla situazione del personale, obbligatorio per le imprese con almeno 50 dipendenti; la certificazione della parità di genere; il bilancio di genere per gli enti pubblici, introdotto dalla riforma Brunetta del 2009; e il recente Decreto Primo Maggio (D.L. n. 62/2026), che prevede un esonero contributivo fino all’1%, con un massimale di 50 mila euro annui per impresa, per le aziende che adottano modelli organizzativi orientati alla conciliazione vita-lavoro e al sostegno della genitorialità.
Fondamentale il ruolo assegnato alla contrattazione collettiva, che il decreto individua come garante della parità retributiva, rafforzando il valore dei sistemi di classificazione professionale dei contratti nazionali, riconoscendoli come riferimento essenziale per confrontare mansioni, retribuzioni e valore del lavoro.
L’incontro odierno ha voluto rappresentare una prima occasione di confronto su un tema complesso, che intreccia inquadramento contrattuale, valutazione delle competenze e organizzazione del lavoro. Non a caso, gli organizzatori hanno già annunciato l’intenzione di dedicare un nuovo appuntamento specifico alla materia dopo la pausa estiva, per proseguire il confronto avviato oggi con l’aiuto di esperti del sindacato e del mondo della formazione.


