Rincaro parcheggi a Como. La protesta di Cgil, Cisl e Uil: «La politica torni ad essere confronto»
Non è uno sketch televisivo, ma il leitmotiv che la città di Como subisce da anni, quasi fosse una normalità inevitabile. Due aumenti delle tariffe di sosta in un tempo brevissimo: all’inizio del 2024 il raddoppio in numerose vie cittadine — tra cui viale Varese — all’inizio del 2026 l’arrivo della cosiddetta “supertariffa”. Una sequenza che parla da sola. E questo non è accettabile. È questo il “buon anno” che il sindaco di Como consegna a residenti e pendolari. Un buon anno che ignora un avanzo libero di bilancio 40 milioni di euro e che, ancora una volta, sceglie di far pagare il conto alla parte più fragile: cittadine e cittadini. Decisioni prese senza confronto, annunciate dall’alto tramite comunicati e conferenze stampa, in un clima che non governa il territorio ma lo esaspera, lo divide, lo avvelena. Non è così che si amministra una città. Per molte lavoratrici e molti lavoratori l’uso del mezzo privato non è una comodità, ma una necessità. Una necessità imposta da un sistema di trasporto pubblico che continua a non garantire affidabilità. I report di Trenord parlano chiaro: lungo le tratte Como–Saronno–Milano e Como Molteno–Lecco, per gran parte del 2025, i disservizi sono stati tali da generare diritto all’indennizzo.
Ritardi cronici, incertezza quotidiana, tempo sottratto alla vita e al lavoro. Una situazione che non nasce oggi. Il PGTU — pur fondato su dati del 2014 — restituisce una fotografia che resta drammaticamente attuale: ogni giorno entrano a Como 32 mila auto, 22 mila delle quali per motivi di lavoro, a fronte di soli 17 mila parcheggi disponibili. Numeri che dovrebbero imporre scelte strutturali e lungimiranti, non scorciatoie tariffarie. Per molte lavoratrici e lavoratori l’auto non è una scelta, ma una necessità: turni, orari rigidi e distanze chiedono spostamenti certi, e il trasporto pubblico deve essere ampliato, con più corse, più orari, più servizi, perché merita investimenti e garanzie.
Ma finché oggi tante persone sono di fatto costrette a usare il mezzo privato, non si può anche gravarle del costo del parcheggio: diventa una tassa sul lavoro, che pesa soprattutto su chi guadagna meno. E a Como questa realtà riguarda in modo particolare chi lavora nei servizi, nel commercio e nella ristorazione, dove gli orari sono spesso spezzati e serali e dove ogni euro in più sottratto al salario è un’ingiustizia.
Serve una programmazione vera, di ampio respiro, capace di tenere insieme le diverse esigenze della città. A partire da una consapevolezza fondamentale: i pendolari non sono un problema da scoraggiare, ma una risorsa indispensabile. Sono il lavoro che tiene in piedi industrie, commercio e servizi pubblici. Sono ciò che permette a Como di funzionare, ogni giorno. Se Como vuole continuare a presentarsi come cartolina da visita del Paese, deve smettere di pensarsi solo come vetrina.
Una città vive se lavora. Vive se può contare su uffici pubblici accessibili, su ristoranti, botteghe artigiane, attività produttive che non siano strangolate da costi e ostacoli. Amministrare una città significa riconoscerla come comunità, non come bancomat. Il valore delle persone — residenti o lavoratrici — non si misura in quanto versano nelle obliteratrici della sosta, ma in ciò che costruiscono ogni giorno con il proprio lavoro, le proprie competenze, la propria presenza. E tutto questo avviene mentre i dati Excelsior Unioncamere raccontano un territorio che perde competenze, professionalità qualificate, energie costrette a cercare altrove condizioni migliori. Avviene mentre analisi autorevoli, come quelle diffuse dall’ex presidente Istat Gian Carlo Blangiardo, disegnano una curva demografica in discesa e una progressiva riduzione della forza lavoro nell’area lariana. Un segnale d’allarme che non può essere ignorato. CGIL Como, CISL dei Laghi e UIL Lario chiedono che Como torni a essere una città da vivere, non solo da attraversare o da pagare.
Una comunità consapevole della propria storia e dei propri comparti strategici, ma capace di guardare al futuro con responsabilità. Chiedono una programmazione seria, che individui prima nuove soluzioni di sosta e solo successivamente decida come gestire quelle esistenti. Chiedono che la politica torni a essere confronto, partecipazione e visione. Non una sequenza di annunci, non slogan elettorali affidati ai media, ma scelte condivise capaci di tenere insieme equità sociale, lavoro e qualità della vita.
Sandro Estelli CGIL Como, Daniele Magon CISL dei Laghi, Dario Esposito UIL Lario
