Dongo Casting S.r.l., le lettere di licenziamento. Un colpo per l’Alto Lago

Dongo Casting S.r.l., le lettere di licenziamento. Un colpo per l’Alto Lago

Venerdì 24 luglio è stata scritta l’ultima, drammatica pagina per la Dongo Casting S.r.l. Sono state consegnate le lettere di licenziamento collettivo a tutte le maestranze dell’azienda, segnando l’epilogo di una crisi che si trascinava ormai da troppo tempo.

Il territorio dell’Alto Lago perde una realtà industriale storica e di fondamentale importanza, che dava oggi da lavorare a circa 60 persone e che ha sostenuto intere generazioni. Le lavoratrici e i lavoratori della Dongo Casting hanno sempre dimostrato professionalità e competenze di altissimo livello, rappresentando una vera e propria eccellenza all’avanguardia nelle lavorazioni meccaniche e nelle fusioni complesse; lavorazioni che, con tale livello di maestria, solo a Dongo si riuscivano a svolgere.

I problemi, purtroppo, sono iniziati sin da subito dopo l’acquisizione avvenuta nel 2019 da parte della proprietà cinese Shenyu. Prima l’impatto del COVID, poi la profonda crisi del settore automotive, hanno messo immediatamente in difficoltà il sito italiano. Si è arrivati così a una grave crisi di liquidità, scoppiata in modo definitivo nel momento in cui non si sono più avute risorse economiche dalla casa madre a sostegno dello stabilimento. A complicare enormemente la gestione di questa vertenza è stata la costante difficoltà, per il sindacato, di non avere mai avuto un interlocutore in loco dotato di reale potere decisionale; un management locale che, a sua volta, ha riscontrato enormi problemi nel relazionarsi con i vertici in Asia.

L’amarezza per questo epilogo è immensa, ed è acuita dagli sviluppi dell’ultimo periodo. Recentemente, infatti, erano entrate in azienda nuove commesse in settori alternativi a quello dell’automotive. Si trattava di opportunità concrete che avrebbero potuto rilanciare il sito, ma la proprietà ha scelto ancora una volta di non immettere le risorse economiche utili per poter dare continuità all’attività e cogliere questa occasione di rilancio industriale.

A questa delusione si aggiunge il dramma umano e sociale. È amaro dover gestire una situazione in cui le persone, che hanno sempre dimostrato un attaccamento straordinario al loro lavoro e una grandissima dignità, si ritrovano oggi doppiamente penalizzate. Ad oggi, infatti, i lavoratori si trovano con almeno due o tre mesi di salario non retribuito. Inoltre, pur presentando tempestivamente le domande di disoccupazione, le indennità non verranno erogate nella maggior parte dei casi prima della metà di ottobre, mettendo ulteriormente e gravemente in difficoltà economica tutte le famiglie coinvolte.

Tuttavia, di fronte alla dichiarata volontà da parte dell’azienda di tornare in futuro a investire su Dongo con nuovi progetti, il sindacato ha agito per tutelare al massimo il patrimonio umano dello stabilimento. FIM CISL e FIOM CGIL hanno siglato l’accordo di licenziamento collettivo inserendo una precisa e vincolante clausola di salvaguardia: qualora ci dovesse essere un qualsiasi riavvio delle produzioni, i primi a dover essere chiamati e riassunti dovranno essere i dipendenti della Dongo Casting.

Questa dolorosa vicenda ci impone anche una riflessione più ampia. In un mondo sempre più globale e in cui gli equilibri economici cambiano velocemente, questa vertenza dimostra che servono regole. Servono regole italiane a tutela dell’industria, ma soprattutto serve un piano industriale europeo, con normative certe a tutela di tutte le lavoratrici e i lavoratori, per evitare che i territori e le persone paghino il prezzo di dinamiche incontrollabili.

La dignità di questi lavoratori non si cancella con una lettera. Continueremo a vigilare affinché gli impegni presi vengano rispettati.

Gennaro Aloisio Segretario Generale FIM CISL

Salvatore Medici FIOM CGIL