“RIPARTIRE DAL LAVORO” . ANCHE UNA DELEGAZIONE DELLA CISL DEI LAGHI IN PIAZZA, A MILANO

“RIPARTIRE DAL LAVORO” . ANCHE UNA DELEGAZIONE DELLA CISL DEI LAGHI IN PIAZZA, A MILANO

“RIPARTIRE DAL LAVORO”. ANCHE UNA DELEGAZIONE DELLA CISL DEI LAGHI IN PIAZZA, A MILANO .

Furlan: “Serve un patto sociale per costruire un Paese più giusto e più equo

“Volevo fortemente venire a Milano per 2 motivi: perché su questa piazza sono abituata a vivere ogni anno il 25 aprile e perché questa città e questa regione, la Lombardia, più di ogni altra, ha pagato un prezzo di vite troppo alto per quello che è avvenuto nel nostro paese da quando è apparso il Coronvirus”. Ha aperto così il suo intervento a Piazza Duomo la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. “Il 25 aprile è legato a quanto oggi stiamo dicendo, non solo a Milano ma in tante piazze italiane, perché è al 25 aprile che noi dobbiamo molto se la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Ed è al lavoro che noi pensiamo, alla sua centralità, al suo significato, del come viviamo in questo paese, della nostra comunità e del nostro modello sociale. Milano, la Lombardia, la locomotiva di questo paese, deve tornare ad esserlo in un modo completo, nel riconoscimento sociale del lavoro e del rispetto degli uomini e delle donne del lavoro. Anche per quelli che il lavoro non lo hanno e lo cercano. Il Covid racchiude in sé tanti aspetti: disperazione e coraggio, sofferenza e generosità, solidarietà e solitudine ma anche rinascita. Tutti questi aspetti positivi, che mettiamo accanto a quelli negativi, si traducono nel lavoro, nella generosità e solidarietà del lavoro, nella giustizia sociale che solo il lavoro può dare”.

“Il Covid ci ha cambiato la vita” ha sottolineato la leader della Cisl. “Le immagini dei carri militari a Bergamo ed delle stazioni e delle piazze deserte, del silenzio, dei posti di blocco, dei medici, delle infermiere e degli infermieri, delle commesse e dei commessi, degli anziani che sono morti a migliaia. Non vogliamo più vedere questi bollettini di guerra. Ci arrabbiamo quando ascoltiamo chi nega il Covid, la sofferenza, la morte perché negare significa riviverlo e noi non vogliamo riviverlo. Il Covid ci ha insegnato che il virus non è arrivato con i barconi della disperazione, ma si è diffuso in altri ambienti, quando già i segnali erano precisi. Davanti ‘alla borsa alla vita’ si è pensato che fosse più importante la borsa. Non dimentichiamo che vogliamo ricostruire un paese migliore di quello che ci ricordiamo prima del Covid. Un paese dove non è necessario richiamare i medici in pensione per curare le persone, vogliamo ricostruire un paese dove la banda larga – e quindi il diritto alla istruzione a distanza- sia un diritto di ogni bambino, vogliamo costruire un paese dove la centralità di chi rappresenta il lavoro non sia riconosciuta solo nei momenti di disgrazia ma ogni giorno. La dignità del lavoro è questa e per questo vi ringrazio di aver organizzato qui come in tutta Italia, come il 29 luglio a Roma, questa manifestazione rispettando le regole del Covid. Certo ci mancano gli abbracci ma rispettare le regole significa rispettare la vita e chi non rispetta le regole in modo ostentato e provocatorio non rispetta la vita. Diamo un esempio positivo come mondo del lavoro per tutto ciò che è stato fatto durante la pandemia.

Ci siamo incontrati con il Governo attraverso i video, di notte, di domenica,  per creare accordi importanti per mantenere condizioni di massima tutela possibili per tutti i lavoratori e lavoratrici che non si sono potuti fermare”, ha tenuto a ricordare la Furlan. “Responsabilmente ognuno ha messo del suo per creare intese e sintesi che facessero di questo paese un posto rispettoso per la vita degli uomini e donne del lavoro. Non abbiamo trovato difficoltà in quel periodo ed è grazie a quegli accordi tra le parti sociali ed il governo, e poi a quelli che i nostri delegati e delegate hanno fatto sui luoghi di lavoro, che si sono salvate tante vite, senza fermare le produzioni indispensabili. Ed è attraverso quegli accordi, oggi in qualche modo sminuiti, che noi attraverso gli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti abbiamo creato le condizioni per non avere 10-20-30 volte tanti uomini e donne che hanno perso il lavoro.

Oggi è il momento di ricostruire e lo possiamo fare e lo vogliamo fare per il cambiamento profondo che è avvenuto anche in Europa. Credo che il governo italiano abbia contribuito tanto al cambiamento dell’ Europa. Ma credo che il mondo del lavoro, il sindacato europeo, la sua capacità di confronto in ogni Stato, abbia creato condizioni affinchè dall’Europa dell’austerità si pensasse a costruire un’ Europa che in un momento così importante per la vita di tutti ripartisse dal lavoro.

Il Recovery fund è esattamente questo: l’Europa che cambia attraverso le donne e gli uomini del lavoro. Chi dice il contrario racconta frottole. Si poteva immaginare 8 mesi fa che l’Europa cambiasse in questo modo? La messa in discussione del trattato di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo, dei migranti, ci dice che le tante iniziative intraprese da Cgil Cisl Uil, anche con la Ces, non sono state inutili, alla fine hanno cambiato molto. Tutto non ancora ma qualcosa si sta muovendo ed è per questo che questa occasione straordinaria di ripartire dal lavoro non ce la dobbiamo far strappare di mano da nessuno”.

Furlan ha parlato poi del dibattito sul Mes. “Cosa significa Mes? Per la sanità sono 37 miliardi che l’Italia può ottenere, oltre ai 209 miliardi del Recovery fund. In questi anni abbiamo assistito al taglio di ben 38 miliardi, perchè non prendere i 37 per potenziarla? La sanità territoriale è scomparsa dalla vista in questo paese, anche qui in Lombardia, e deve essere ripotenziata. Inventata da capo in tante regioni, perché non c’è mai stata. Perché non dire che tagliando i posti di lavoro di infermeri, lavoratori, medici si sono messi a posto i conti che non tornavano in questi anni. E drammaticamente tagliando anche i posti letto, perdiamo quelli delle terapie intensive. Ecco a cosa servono quei 37 miliardi: a non vivere più la condizione che se c’è posto riesci a vivere ma se non c’è non hai speranza.

Basta con il piantare queste bandierine, abbiamo bisogno di serietà e responsabilità. Tutte le istituzioni e le altre parti sociali devono esercitare il loro ruolo con responsabilità. A luglio abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio di riconvocarci per definire assieme non i protocolli della sicurezza ma come meglio utilizzare le risorse del Recovery Fun per far ripartire il paese. Abbiamo manifestato per questo a luglio a Roma, in una manifestazione nazionale –sempre rispettando le regole- ma non ci è ancora arrivata nessuna convocazione. Per noi le priorità sono chiare, sono quelle che riportano il paese a creare condizioni di lavoro dignitoso. Iniziamo a sommare le risorse, ci sono fermi oltre 100 miliardi da investire per infrastrutture materiali e immateriali. Facciamo ripartire i cantieri per rendere sicuro il suolo del nostro paese per non morire di alluvioni e frane e poi mettiamo al centro dei progetti da finanziare, quello che è il futuro che si chiama ricerca, innovazione, scuola, Tutto ciò che drammaticamente da 20 anni viene tagliato.

Unitariamente, nel mese di aprile abbiamo inviato, attraverso le nostre categorie della scuola, una proposta al Governo e alla ministra Azzolina di un protocollo per mettere in sicurezza le scuole, sia nel pubblico che nel privato, ma non si capisce perché fino ad agosto non siamo riusciti ad avere un incontro. Se la scuola è centrale si deve dimostrare. Per questo rinnoviamo alla ministra la disponibilità a dare una mano affinché la scuola sia sicura per chi lavora e chi la frequenta”.

D’obbligo il passaggio su innovazione e ricerca. “Credo che tra le tante immagini che abbiamo visto durante la pandemia ce ne sia una molto bella: quella di alcune ricercatrici italiane che per prime nel mondo hanno individuato la morfologia di questo virus. Tra queste solo una di loro non era precaria! E ora di dire basta con i ricercatori che vanno all’estero perché in Italia rimangono precari per anni, così come sono precari gli insegnanti della scuola, come i medici, gli infermieri, le infermiere, i tantissimi giovani che vanno all’estero, mentre qui siamo stati costretti a richiamare persone che sono in pensione e a cui va tutta la nostra gratitudine per la solidarietà dimostrata.

Finanziare i grandi progetti sull’innovazione, formazione, scuola, sbloccare i cantieri sono passi fondamentali per far ripartire il paese. Ci sono troppi numeri assurdi sui progetti, un pulviscolo di progetti che possono creare il rischio di non centrare gli obiettivi strategici. Il nostro paese per essere competitivo nella qualità ha bisogno di innovazione per preparare i giovani al lavoro del futuro, ad essere protagonisti del cambiamento per non avere nuovi disoccupati. Purtroppo la formazione non è mai al centro delle priorità del paese. I lavoratori devono avere il diritto alla competenza.

Ed ecco il ruolo dei contratti. Che vergogna sentire quanto accade nella sanità privata: abbiamo dimenticato le immagini degli infermieri sfiniti, durante la pandemia, dalle tantissime ore di lavoro. Come è immaginabile creare la dignità del lavoro che riconosca la nostra carta costituzionale se dopo 14 anni si nega il rinnovo del contratto di questa categoria! Vergogna!

Quando abbiamo incontrato il Presidente Bonomi ci ha confermato la volontà di Confindustria di aprire una stagione di contrattazione. Per questo motivo gli abbiamo detto di iniziare proprio da questo contratto della sanità privata, perché è importante in quanto ha coinvolto migliaia di uomini e donne che hanno rischiato malattie e vita pochi mesi fa. I contratti sono fondamentali non solo per garantire una giusta retribuzione, certo anche quello, ma perché attraverso la contrattazione si gestisce e promuove il cambiamento.

Lo Smart Working, strumento importantissimo, se ben usato fa crescere la qualità di vita del lavoro e la produttività. Fino ad ora non è stato fatto Smart Working ma telelavoro, a cottimo in molti casi, senza regole. E’ la contrattazione che si deve occupare di questo ma se non si aprono i tavoli diventa difficile credere alle parole di tanti che dicono e sottolineano l’importanza della contrattazione. Sono parole, a noi interessano le firme!

Per questo abbiamo richiamato i lavoratori e le lavoratrici sulle piazze italiane, per dare questi due messaggi fondamentali: i sindacati confederali ci sono e sono rappresentativi e hanno, a nome e per conto dei lavoratori e pensionati, proposte da fare -e non diamo deleghe in  bianco a nessuno in questa nostra rappresentanza sociale squisitamente sindacale-; e poi, secondo messaggio, nessuno rimanga indietro a partire dai nostri anziani. Quest’anno in finanziaria ci saranno le risorse che ci sentiamo promettere per la non autosufficienza che non riguarda solo gli anziani ma tanti disabili famiglie?

A proposito di contratti lo Stato, quale datore di lavoro per oltre 3 milioni di lavoratori e lavoratrici, le metterà in finanziaria le risorse per rinnovare il contratto? È con i numeri di quella finanziaria che capiremo la volontà, come capiremo la volontà di fare la riforma fiscale. Ci sono tante formule in giro in riferimento anche a modelli di altri paesi, validi, ma per noi il modello è semplice: le casse dell’erario sono pagata al 90% dal lavoro dipendente e dai pensionati. E’ chiaro a chi va fatto pagare un po’ meno fisco in questo paese. Basta formule per i condoni, e rivediamo le tasse per queste categorie. Si sono abbassate le tasse agli autonomi, alle imprese ma devono essere abbassati anche gli altri lavoratori. Siamo al top come paese per evasione fiscale, evasione dell’Iva. È’ necessaria una riforma del fisco e della previdenza. L’Ape social tra un po’ scade e la vogliamo strutturale e allargata. Non tutti i lavori sono uguali così come non lo sono lavoratori e lavoratrici.

Serve un patto sociale per il paese. Non vogliamo tornare indietro ma costruire un paese più giusto, più equo dove la dignità del lavoro sia davvero al centro delle scelte. Per questo non ci fermeremo fino a quando non arriveranno i risultati nelle case dei lavoratori, lavoratrici pensionati e pensionate”.

 

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