Sindacati sul museo delle monete a Como: “Rapinese mente. Un politicante fatto e finito”
Intervistato a Ciaocomo Radio sul tema delle monete e dell’apertura del museo, Rapinese ha detto: “Per quanto riguarda le monete, noi siamo pronti ma c’è una vertenza sindacale per questo giochetto che i sindacati fanno per cercare di boicottare l’amministrazione perché non diamo retta ai loro capricci […] se pensano di piegare Rapinese, proprio si sbagliano”.
Il sindaco scarica sul sindacato il ritardo nell’apertura del museo, parlando di “giochetti”, “capricci” e
tentativi di “piegare Rapinese”. Più che un argomento politico, uno sfogo contro chi gli ricorda i limiti della legge.
I fatti sono semplici: la delegazione di parte pubblica — Segretario Comunale, Comandante Aiello e Dirigente Barneschi — convoca d’urgenza i sindacati per firmare un accordo sulla videosorveglianza nel museo delle monete. Ma la legge è chiara: con personale dipendente presente, le telecamere si installano solo con accordo sindacale; in mancanza, decide l’Ispettorato del lavoro.
Nell’incontro del 27 aprile, organizzazioni sindacali e rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito la
contrarietà all’uso delle telecamere per finalità disciplinari o di controllo della performance, posizione da sempre presente negli accordi sindacali. Una posizione che l’amministrazione conosceva già da novembre, quando sindacato e RSU l’avevano espressa con chiarezza anche per altre telecamere a Palazzo Cernezzi.
L’esito era quindi scontato: il Comune non modifica il testo, i sindacati non firmano, e la questione passa all’Ispettorato del lavoro.
In sintesi: il Comune presenta in fretta un testo già respinto mesi prima, sapendo che non sarebbe stato firmato. Poi, invece di assumersi la responsabilità, il Sindaco dà la colpa al sindacato.
Abbiamo poi segnalato il Comune al Garante della Privacy e all’Ispettorato del lavoro per l’installazione di telecamere funzionanti all’interno di palazzo Cernezzi senza accordo sindacale: una procedura illegittima e sanzionabile. Altro che giochetti o capricci.
Ancora una volta Rapinese, per coprire la propria inadeguatezza politica e amministrativa, attacca e sminuisce il sindacato, i rappresentanti dei lavoratori e il personale comunale tutto calpestandone i diritti; disinforma i cittadini e piega ogni occasione pubblica ad esaltazione della sua persona. Ma i fatti, qui, parlano da soli.
Si chiama rispetto e tutela della legge e dei lavoratori. Per il sindaco, evidentemente, è solo un capriccio.
RSU – FP CGIL Macrì – CISL FP Ferri – UIL FP Deiana – Cobas PI Aurola – CSE FLFP Bazzea
