L’inclusione al centro del Consiglio generale congiunto della Fim Cisl dei Laghi e della Fnp Cisl. Presente Ferdinando Uliano

L’inclusione al centro del Consiglio generale congiunto della Fim Cisl dei Laghi e della Fnp Cisl. Presente Ferdinando Uliano

Fabbrica, territorio e scuola nella stessa sala, con un unico filo conduttore: l’inclusione. Venerdì 2 ottobre la Fim Cisl dei Laghi e la Fnp Cisl dei Laghi hanno riunito a Turate il loro Consiglio generale congiunto, “L’inclusione non è un espediente. È un diritto”. La sede era la sala polifunzionale di via Galilei, riaperta dopo la grandinata del 2023. Erano presenti i delegati Rsu e Rls delle aziende metalmeccaniche di Como e Varese, i volontari Fnp, gli studenti dello IAL e la IV del Liceo delle Scienze umane ed Economico-sociale dell’Istituto Orsoline di San Carlo di Saronno. La mattinata si è aperta con lo spettacolo “E li chiamano ragazzi speciali…”, di e con Giambattista Anastasio e Alessandro Smorlesi: storie vere di diritti negati alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

Gennaro Aloisio: «Perché l’esercizio di un diritto deve farci sentire in colpa?» «Per noi i pensionati sono la nostra guida – ha esordito il segretario generale della Fim Cisl dei Laghi Aloisio –. Un buon delegato, nel momento della pensione, può e deve essere anche un buon volontario Fnp». Poi il cuore del suo intervento: «Nel momento in cui, come lavoratore o lavoratrice, chiedi uno, due, tre, quattro permessi continuativi per curare un genitore o un figlio, all’improvviso agli occhi dell’azienda non sei più una persona disponibile. Quanti di noi si sono sentiti in difetto per aver fatto semplicemente il proprio dovere di figli o di genitori? I permessi sono personali e sono un nostro sacrosanto diritto».

Aloisio punta il dito contro l’ipocrisia di bilanci di sostenibilità e codici etici: «La persona è importante su quei documenti di carta patinata, ma non lo è quasi mai nella vita reale». Il compito del sindacato, afferma, è un altro: «Nelle nostre piattaforme dobbiamo costruire dei veri e propri paracaduti, strumenti che permettano a chi ha cari da accudire, o a chi vive una disabilità, di condurre una vita dignitosa, senza dover scegliere tra il lavoro e la famiglia».

Grilanda: «Il bisogno di parlare. «Sono tantissime le persone che entrano nelle nostre sedi e chiedono aiuto per pensioni basse, problemi abitativi, carenza di medici, Rsa – ha raccontato il segretario generale della Fnp Cisl dei Laghi Dario Grilanda –. Ma la cosa che mi colisce di più è il bisogno di parlare, per combattere uno dei grandi problemi del nostro tempo, che è la solitudine».

La tavola rotonda. Alla tavola rotonda Grilanda ha spiegato la contrattazione sociale: «È il confronto tra i sindacati e le istituzioni locali per decidere come usare le risorse pubbliche, migliorare i servizi e aiutare i cittadini. I comuni non sono obbligati a chiamarci, ma tanti capiscono che non siamo una controparte: siamo qualcosa che può aiutarli a risolvere i problemi della gente». Nelle province di Como e Varese la Fnp si fa carico di oltre il 90% dell’attività negoziale della Cisl. «Spesso facciamo accordi che migliorano la vita delle persone, ma non siamo bravi a farlo sapere. Sembra che sia il comune a fare la cosa, mentre siamo noi che ci sediamo al tavolo e non ci alziamo finché non si condivide qualcosa».

Roberto Pagano, della segreteria Fnp Cisl dei Laghi, ha fatto autocritica: «È finito il tempo in cui i pensionati fanno delle cose, la categoria fa delle cose, la confederazione fa delle cose. Le prime difficoltà nascono tra di noi: ci siamo un po’ imborghesiti, ci siamo adagiati, e non va bene». Con i comuni, ha aggiunto, «dobbiamo essere interlocutori validi: aiutarli, consigliarli, orientarli ed essere credibili». Sulla continuità associativa è stato netto: «Un bravo delegato va in pensione e finisce in un’associazione che non c’entra niente con noi. Sbaglia lui che va via o siamo noi che non siamo attrattivi? Se andiamo avanti di questo passo, per le future generazioni diventeremo un pezzo di archeologia del sindacato confederale».

Giulia Messori, di IAL Lombardia, ogni giorno orienta al lavoro persone con disabilità: «Le aziende non sono pronte ad accogliere persone che hanno talenti diversi, come le neurodivergenze, che se canalizzate bene possono funzionare nel mondo del lavoro. I lavoratori iscritti al collocamento mirato che sono davvero inseriti in un percorso di lavoro sono percentualmente bassissimi». Da qui il suo appello: «Il mio auspicio è fare ancora più rete con le Rsu, per far valere il diritto di tutti ad appartenere alla società anche dal punto di vista professionale».

«Abbiamo un retaggio del Novecento che non se ne va – ha detto Mirko Dolzadelli, segretario generale della Fim Cisl Lombardia –. Pensiamo ancora alla produzione su un modello che non mette al centro la persona, ma i pezzi prodotti in un’ora. Eppure il metalmeccanico oggi non è più lo stereotipo della tuta blu quarantenne». Per Dolzadelli le tutele devono valere per tutti: «Non possiamo avere modelli di previdenza complementare o di assistenza sanitaria diversi se lavori in una grande azienda o in un piccolo terzista. Serve una contrattazione di comunità, e serve riportare l’impresa alla sua responsabilità sociale. Le leggi, se non si declinano sul territorio, diventano contenitori vuoti. Noi siamo giustizia insieme perché siamo sindacato».

Uliano: «Momenti come questo devono scuotere le coscienze»

«Non ci sono conclusioni – ha esordito Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl nazionale –, perché la giornata di oggi deve continuare nelle azioni quotidiane che ognuno di noi può fare». Uliano è partito dalle discriminazioni che esistono anche nelle fabbriche più sindacalizzate: «Siamo nel 2026 e continua a esserci un trattamento differente tra lavoratori e lavoratrici, anche se il contratto non è fatto per i maschi o per le femmine. Noi abbiamo sempre detto: ogni lavoratore ha diritto alla formazione, nessuno escluso».

Sulla disabilità ha portato la sua esperienza di delegato: «Le storie raccontate oggi sono storie reali. Ricordo grandi multinazionali, che fanno grandi profitti, piene di barriere architettoniche. Ne avevamo fatto una mappa e l’avevamo trasformata in contrattazione: se il diritto alla mensa conquistato con il contratto non vale per tutti perché ci sono dei gradini, è un problema». Ha aggiunto che predisporre strumenti contrattuali per chi ha bisogno è fondamentale, «anche se ne ha bisogno una sola persona: è questo che dà qualità alla contrattazione».

Poi la denuncia: «Abbiamo ancora tante aziende, anche considerate eccellenze, che preferiscono pagare quasi 10mila euro l’anno piuttosto che seguire una persona con disabilità in un percorso professionale». Nel rinnovo del contratto la Fim aveva chiesto che le imprese dicessero alle Rsu quante assunzioni obbligatorie non avevano fatto, per costruire insieme i percorsi di inserimento, «in una logica di partecipazione, non di conflitto». Federmeccanica ha detto no. «È un no politico, non di sostanza: se devi spendere 10mila euro per non assumere una persona disabile, troviamo insieme la soluzione per inserirla». Il contratto ha comunque portato novità sul lavoro di cura: «Non ti devo dare il preavviso: quella mattina non vengo perché ho un problema serio a casa». La richiesta sull’inserimento torna ora nella contrattazione aziendale.

«Dove c’è il sindacato, dove contratta il sindacato, la discriminazione diminuisce – ha concluso Uliano –. E quando una persona con disabilità viene inserita fa bene anche ai colleghi, perché genera solidarietà. Se vogliamo costruire una società più giusta dobbiamo mettere al centro l’inclusione: nelle fabbriche, nel territorio e nella scuola».

La giornata si è chiusa con il buffet preparato dallo IAL di Saronno e Lagnano. «Eccola qui, l’inclusione – aveva detto Aloisio in apertura –. Non a parole, ma vissuta».